La storia che viene raccontata di seguito non riguarda un episodio particolarmente divertente di vita vissuta. Non riguarda una scena da ricordare ai posteri negli anni a venire.
No. È la prassi, la consuetudine, la normalità. È la descrizione di ciò che succede a questi simpatici e grotteschi personaggi il giorno in cui la Roma gioca. Ma non quando si giocano il campionato e gli altri eventi ufficiali. No. Il giorno in cui la Roma gioca, punto. Ovvero, un numero impressionante di volte tra campionato, coppe, amichevoli, repliche ed affini.
La cosa incredibile è che, indipendentemente dalla circostanza specifica, le situazioni di seguito descritte si ripetono con una costante quanto inquietante regolarità.
Ecco cosa succede durante una qualunque domenica pomeriggio di campionato…
Tutto ha inizio la sera prima.
Ore 3:00
- Bella regà, se vedemo domani… -
- Ma che famo domani? – ripetono a turno Francesco, il Sardo o Zandro, gli unici tre discendenti maschi di Adamo al mondo disinteressati al gioco del calcio.
- Niente. Nun ve ‘nventate niente… Domani c’è ‘a Roma – specifico con estrema tranquillità.
- Che palle… – tuona spazientito Francesco.
- Aoh, nun rompe i coglioni – tuono allora io.
Tutto termina con questa semplice precisazione.
I dialoghi si fanno a questo punto estremamente più articolati.
- Ma taa vedi a Roma domani, Lorè? -
- Ovvio. Se la vedemo da me allora… –
- Vabbè regà allora se vedemo domani da Lollo – sottolinea puntualmente qualcuno, come se in quel momento ci fosse la necessità di ribadirlo o se le parole di Lorenzo non fossero state sufficientemente esplicative.
In effetti quando la Roma gioca, non c’è molto da chiedere né da organizzare. L’appuntamento è a casa Citracca, un’abitudine inaugurata durante la stagione dello scudetto e che nessuno, per scaramanzia, è autorizzato a modificare (anche se, dati alla mano, i risultati non sembrerebbero supportare la giustificata fiducia in questa antica credenza). E anche quando Lollo con estremo rammarico trova il coraggio di far notare:
- A regà, c’è un problema… Domani io e Federico dovemo annà alla cresima della nipote de mi zia… –,
dopo l’iniziale spiazzamento, la lucidità torna ad avere la meglio.
- Ma ce sta Lella? -
- Si –
- A posto –
In realtà, una volta è capitato che neppure quest’ultima fosse in casa e per questo motivo, non ricordo chi, ottenne in dotazione le chiavi dell’appartamento per iniziare a vedere la partita in attesa che Lollo, a metà del banchetto cerimoniale, abbandonasse i commensali presenti tra gli insulti generali.
Chi te ce manna…
Mai una partita saltata, mai una volta il segnale oscurato. Addirittura in casa Citracca c’è la possibilità di usufruire del duplice segnale satellitare. Sky o Mediaet Premium? No problem. Prima viene la Roma.
Ritornando alla cronaca degli eventi, la prima cosa interessante da osservare è che nessuno la sera prima ha specificato l’orario. Certo, se la partita inizia alle 15 non sembrerebbe così difficile intuirlo. Pochi minuti prima dell’inizio dovrebbe andar bene, ma invece no. Dalle ore 14:40 in poi (il primo ad arrivare sono quasi sempre io, con l’immancabile Francesca e con le immancabili madonne al seguito per il fatto di aver aspettato sotto il suo portone tra i 45 e i 47 secondi, rischiando così di perdere chissà quali fondamentali informazioni di cronaca pre-partita, come ad esempio la temperatura e l’umidità dell’aria o il numero di accrediti stampa in Tribuna Monte Mario), le persone iniziano ad arrivare scaglionate ad orari improponibili. Al termine della giornata si capirà che in realtà solo Lollo, Pacio ed io (più Claudio, quando non va in trasferta) eravamo realmente interessati all’evento.
In effetti, il soggiorno di casa Citracca, dopo i minuti iniziali si inizia a trasformare nel salotto della casa del Grande Fratello, con persone che sfogliano le pagine di Chi o Dipiù (Francesca e Pamela) disquisendo su questioni del genere femminile, Zandro e il Sardo che parlano tediosamente di lavoro o dell’ultimo film di Park Chan-wook (che però Zandro capisce di conoscere solo dopo 12 minuti, quando cioè nel dialogo inizia a comparire anche il titolo dell’opera), altre che dicono cazzate in idiomi incomprensibili (Giorgio e Budda) scatenando il disappunto dei pochi presenti interessati al match e altri ancori che invece guardano malinconicamente l’orizzonte o sfogliano le pagine ingiallite di una raccolta di racconti di Edgar Allan Poe (Francesco). Federico vaga misteriosamente per casa. Lella… anche.
Comunque…
Dopo il sottoscritto arriva puntualmente Pacio. Sono circa le 15 e 15, e cioè 7 minuti dopo il suo prematuro risveglio mattutino e la sua bilanciata colazione fatta di 300 grammi di carbonara.
- Che stamo a fa? – chiede lui, ancora un po’ assonnato ma conoscendo già la risposta.
- Zero a zero –
- Je stamo a rompe er culo..., eh? –
- Totti s’è magn… -
- Lo stavo a sentì alla radio –
Intanto la partita scorre frettolosamente tra occasioni mancate, colorite imprecazioni, ardite costruzioni linguistiche senza senso.
Intorno alle 15:35, inizia a farsi largo tra i partecipanti il bisogno di caffeina.
- Ma oggi nun ce sta er caffè? – fa notare delicatamente Pacio, difendendo il suo irriducibile diritto alla bevanda.
- Beh, infatti… Ma nun l’hai ancora messo su il caffè, Stefà? – rincaro la dose, avanzando la pretesa che la moka matrimoniale da 32 persone sarebbe dovuta già essere sul gas dal momento in cui sul display comparivano le formazioni.
- Già fatto… – tranquillizza la voce fuori campo di Federico – che tanto se noo faccio io, quella nun fa un cazzo –
Applausi. Giubilo tra i presenti.
Lollo, intanto ascolta impercettibilmente compiaciuto la discussione tra Federico e sé stesso, immerso nella sagomata poltrona blu velluto.
Fine primo tempo
Superata la pausa caffè i presenti si dirigono fulmineamente sul balconcino di dimensioni 2x2 del soggiorno, in attesa di poter avidamente consumare la bionda che sino a quel momento era impensabile solo guardare.
Perché?
In realtà, tale pratica è generalmente più diffusa nel caso delle partite in notturna, in quanto sino al termine del primo tempo il soggiorno è ancora popolato dal capofamiglia dei Citracca, il quale più di una volta ha fatto notare educatamente che, parafrasando il suo pensiero, il fumo non è ben accetto in casa durante la sua presenza.
L’enorme soggezione verso il padrone di casa è un deterrente sufficiente a congelare per 45 minuti più recupero il bisogno di nicotina, che quindi esplode vigorosamente dopo il suo commiato.
La ripresa della partita è molto lenta: alcuni sorseggiano il caffè, altri sono ancora sul balconcino a ricaricare i polmoni, altri ancora non si sa dove sono finiti. Fatto sta che il più delle volte la partita riparte nel disinteresse più totale.
A questo punto la giornata volge lentamente al termine fino a quando l’ingresso nella casa di un certo personaggio riesce a scuotere i presenti: il Budda.
Il Budda è l’unica persona della comitiva a poter esser additata, allo stesso tempo, come ragione della vittoria o causa della sconfitta della Roma.
Nel primo caso è lui stesso ad appropriarsi dei meriti di un risultato positivo, anche quando giunge nella casa a 3 secondi e 8 decimi dal triplice fischio.
- Aoh, che stamo a fa? – è solito ripetere, cercando di nascondere i suoi trascorsi partenopei (che tuttavia continuano saltuariamente a ripresentarsi).
- Che stamo a fa? Che amo fatto! È finita ‘a partita. Amo vinto Bù, 2-0. Totti e Mancini –
- Da paura! – continuando a mascherare la sua fede per le terre che hanno dato i Natali a Pulcinella.
È la seconda eventualità che invece può generare gli effetti più rischiosi per il ragazzo.
In caso di sconfitta, oltre all’aria irrespirabile e pesante, i presenti possono anche mal sopportare l’ingenua e gioiosa vivacità del giovanotto di Posillipo, reagendo duramente al suo tardivo ingresso.
- A Bù, mortacci tua, dovevi venì prima… N’do cazzo stavi? –
- Vabbè, mo è colpa mia se la Roma nun ha vinto –
- Certo – ripetono a quel punto tutti, convinti di ciò.
- Se nun vieni la prossima volta, so cazzi tua -
Dopo pochi secondi tutto si ricompone, ma rimane comunque la soddisfazione per aver individuato in tempi rapidi la causa dell’inaspettato imprevisto.
In caso di vittoria, poi, la giornata si conclude con l’invito, lanciato da qualcuno dei presenti, a festeggiare andando al centro con i motorini, che tuttavia nessuno possiede.
- Pijamo i motorini e annamo a Piazza Venezia, eh? –
L’entusiasmo dura poco.
- Come te va… -
- Ma che sei scemo? -
E quel qualcuno che aveva lanciato la proposta:
- Infatti. Annamo giù a fumasse ‘na sigaretta, và…
Alessio
Ecco a voi un dilemma che ha per millenni impegnato la mente dei più grandi cervelli che la storia abbia mai partorito...
martedì 4 settembre 2007
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2 commenti:
vivaahhaaaaaaaaaaa a ROMHAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!
unico grande amore...
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