Ecco a voi un dilemma che ha per millenni impegnato la mente dei più grandi cervelli che la storia abbia mai partorito...

sabato 29 settembre 2007

Guardate com'eri.. guardate come sei!

La storia che segue è il breve, quanto doveroso, resoconto della grottesca mattinata che il sottoscritto ha vissuto qualche anno fa. È arrivato il momento di raccontare, con dovizia di particolari, perché nella rubrica del cellulare di Pacio il sottoscritto è registrato come “Fabris”…
Tutti ricorderanno affettuosamente il personaggio di Fabris, meraviglioso personaggio di “Compagni di scuola” di Carlo Verdone… Beh, la sua storia (anche se con le dovute proporzioni!!!) è molto simile a quello che mi è capitato in una calda mattinata estiva del 2002.
Era giugno o luglio, non ricordo bene. Erano quei giorni in cui nessuno aveva nulla da fare e così, per dare un’impennata alla piatta settimana, io, Pacio e Simone decidemmo di fare un’improvvisata presso il magnifico negozio di cd del grande Angelo a Centocelle, che proprio in quelle settimane stava iniziando a conoscere la gloria e a costruire i suoi primi successi professionali (a dire il vero, il merito di avercelo fatto conoscere è tutto di Federico, che sfuggì alla depressione dovuta alla chiusura dello storico “Pagano” scoprendo le quattro mura di questo sublime personaggio, ma questa è un’altra storia…).
Una mattinata, dicevo, come tante altre, passata a ridere guardando le improbabili copertine dei cd dei Cataklism o dei Deicide e provando le bandane dei Metallica e i gilet degli Slayer.
Come in qualsiasi altra occasione, anche quella volta nessuno di noi comprò qualcosa… Noi, poveri scannati da poco diplomati. Eravamo però tutti contenti. Nessuno immaginava però che le vere risate sarebbero scattate qualche minuto dopo.
Uscendo dal negozio, infatti, ci incamminammo verso la Corsa bianca di Simone parcheggiata rigorosamente in doppia fila con le quattro frecce, il quale, a pochi metri dalla vettura, pigiò il pulsantino dell’allarme (in realtà, non ricordo se era la Corsa bianca di Simone, la Corsa grigia mia o la Uno de Pacio: l’unica precisazione da fare è che, negli ultimi due casi, il passaggio della pigiatura del pulsante dell’allarme sarebbe da eliminare, ndr).
Da questo momento in poi iniziò il dramma.
Una nostra compagna di liceo (mia e di Simone), con la quale avevamo condiviso i primi due anni, chiamò Simone mentre stavamo per salire in macchina, ancora non consapevoli della scena che si stava materializzando. Dopo alcuni minuti di nulla, Pacio mi disse (non so se ha detto proprio così, ma all’incirca dovrebbe essere andata in questo modo):
- Ma che cazzo ha deciso tu’ cugino? De ‘sto passo arivamo a casa a ottembre –
- Boh, che ne so? Ma ‘ndo cazzo è annato? –
- Ah, eccolo lì dietro… Sta a parlà co’ una… -
In quel momento mi voltai e riconobbi la nostra “amica”…
- Anvedi, quella veniva a scola co’ noi al liceo, è ‘na vita che non la vedo… Scennemo, va, che tra parentesi è pure bona -
Dopo qualche secondo scendemmo e ci incamminammo verso gli altri due. La conversazione sembrava piuttosto viva. Dopo qualche passo, mi fermai, attendendo educatamente che Simone mi coinvolgesse nel discorso con una battuta del tipo: - Guarda un po’ chi ce stà pure? –
Fu un’attesa vana. In effetti, non andò proprio in questo modo.
Dopo qualche minuto che eravamo là e che attendevamo la conclusione del dialogo, la giovane ragazza salutò Simone dicendo:
- Oh, mi ha fatto veramente piacere incontrarti, ci vediamo… – e mentre diceva queste ultime parole si voltò verso di me. La sua espressione cambiò decisamente, un po’ tra il colpevole e il meravigliato.
- Ma guarda… - fece.
E io, a mezza bocca, rivolto a Pacio: - Embè, era ora… -
- L’autobus!!! Fammi andare Simò, che sennò lo perdo… -
Immaginate la scena immediatamente successiva alla dipartita della ragazza e i discorsi dentro la Corsa (o la Uno) una volta risaliti in macchina.
Da qui, “Fabris”.
Era doveroso raccontare per bene una volta per tutte questa storia, così almeno pure ‘sto scheletro dall’armadio se lo semo levato.
A dire il vero, tuttavia, non era da colpevolizzare la ragazza, in quanto si ritrovò davanti un perfetto sconosciuto… Mi si ricordava con qualche chilo di meno, completamente sbarbato e, soprattutto, con una folta chioma di riccioli color castagna… Si ritrovava davanti, in quel momento, una persona più robusta (concedetemelo…), con gli occhiali, il pizzetto e con una criniera di molto sfoltita, che iniziava a sentire il peso degli anni e delle extension.
Probabilmente, anche io, al suo posto, mi sarei comportato allo stesso modo…
Dite di no?

4 commenti:

Anonimo ha detto...

ti ammazzo ti ammazzo....
fabris

Anonimo ha detto...

oddiooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooooo ahahahhahahahahahahhahahahahahahahahhahahahahahahahhahaha

fresu ha detto...

amore mio sei fandasticooooooo!!!!!!!

Anonimo ha detto...

adesso a te te ce vole er certificato d'ufficio d'iggene!!

Devo dire che adesso sei comunque meglio, prima eri un incrocio tra giletti e umberto tozzi!